sabato 13 aprile 2019

Benedetto XVI: La pedofilia nella Chiesa

Questo testo del Papa emerito Benedetto XVI è una pietra miliare. Nella confusione silenziosa che regna nel pensiero cristiano cattolico getta un'enorme luce serena e piena della gioia della verità. E' assurdo schierarsi per Benedetto contro Francesco, non c'è nessuna ragione che giustifichi questa interpretazione tanto diffusa da essere ormai noiosa. Il dramma della pedofilia nella Chiesa non è solo una piaga ma una vera tragedia, un sintomo di qualcosa di profondo che non va nel pensiero e nella pratica. Papa Benedetto offre una sintesi che è un vero servizio all'intero corpo della Chiesa mistero lunare. Chiunque ami la Chiesa deve fermarsi, leggere, fare la fatica di comprendere e semmai approfondire questi "appunti". Io mediterò a lungo su queste parole ed invito tutti a farlo.
dF
Il testo è tratto dal sito del Corriere della Sera



Dal 21 al 24 febbraio 2019, su invito di Papa Francesco, si sono riuniti in Vaticano i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo per riflettere insieme sulla crisi della fede e della Chiesa avvertita in tutto il mondo a seguito della diffusione delle sconvolgenti notizie di abusi commessi da chierici su minori. La mole e la gravità delle informazioni su tali episodi hanno profondamente scosso sacerdoti e laici e non pochi di loro hanno determinato la messa in discussione della fede della Chiesa come tale. Si doveva dare un segnale forte e si doveva provare a ripartire per rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici.

giovedì 4 aprile 2019

La credibilità della fede ed il buon umore (con una lacrimuccia)

Che gioia ritrovare su youtube il mio amato Cardinale! Il solo timbro della sua voce mi dona pace e buon umore. Ma perché nessuno avvia la causa di beatificazione!?

venerdì 1 febbraio 2019

Francesco: la più grande influencer della storia... Maria!

Cari giovani, buonasera!

Abbiamo visto questo bello spettacolo sull’Albero della Vita che ci mostra come la vita che Gesù ci dona è una storia d’amore, una storia di vita che desidera mescolarsi con la nostra e mettere radici nella terra di ognuno. Quella vita non è una salvezza appesa “nella nuvola” in attesa di venire scaricata, né una nuova “applicazione” da scoprire o un esercizio mentale frutto di tecniche di crescita personale. Neppure la vita che Dio ci offre è un tutorial con cui apprendere l’ultima novità. La salvezza che Dio ci dona è un invito a far parte di una storia d’amore che si intreccia con le nostre storie; che vive e vuole nascere tra noi perché possiamo dare frutto lì dove siamo, come siamo e con chi siamo. Lì viene il Signore a piantare e a piantarsi; è Lui il primo nel dire “sì” alla nostra vita, Lui è sempre il primo. È il primo a dire “sì” alla nostra storia, e desidera che anche noi diciamo “sì” insieme a Lui. Lui sempre ci precede, è il primo.

E così sorprese Maria e la invitò a far parte di questa storia d’amore. Senza dubbio la giovane di Nazaret non compariva nelle “reti sociali” dell’epoca, lei non era una influencer, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia.

sabato 12 gennaio 2019

De André: La cattiva strada

C'era una volta una indicazione morale: ti stai mettendo sulla cattiva strada. Una netta indicazione dal retrogusto biblico-morale che usciva dalla bocca senza rossetto di zie, nonne e catechiste pronunciata sul cancello dell'Oratorio o in un salotto un po' pesante ma familiare. I centrini sul comò e le immaginette erano lì a metterti in guardia. E tu ondeggiavi tentato dal profumo di zolfo e preso dal brivido di uscir di casa un po' ribelle un po' vagabondo.

Alla parata militare
Sputò negli occhi a un innocente
E quando lui chiese "Perché "
Lui gli rispose "Questo è niente
E adesso è ora che io vada"
E l'innocente lo seguì
Senza le armi lo seguì
Sulla sua cattiva strada


Qui però il poeta anarchico aggiunge qualcosa perché il soggetto non è più in dubbio, ha imboccato la cattiva strada con decisione e sfrontatezza. Un anticonformista e maleducato che però attira.

venerdì 11 gennaio 2019

La prontezza è tutto

Bell'editoriale del nuovo direttore dell'Osservatore, il miglior giornale in lingua (italiana). Cita Lewis e Buber, come non riportarlo?

L’importante è essere sempre pronti. Possibilmente essere pronti a tutto. I leader politici in questi giorni pieni di incertezze e di agitazioni si sbracciano per dimostrarsi pronti, e pur di raggiungere gli obiettivi che si ripromettono e che promettono agli elettori si dichiarano capaci di non esitare neanche per un attimo e di andare dritti e sicuri fino in fondo, fino alle più estreme conseguenze. Dovrebbe rassicurarci tutto questo, anche perché la prontezza in effetti è importante, anzi di più: the readiness is all, “la prontezza è tutto” come dice a Orazio il buon Amleto (atto 5, scena 2). Ma di quale prontezza stiamo parlando? Quella di cui si parla nel dibattito politico contemporaneo spesso equivale a un guardare avanti, un pre-vedere, ma solo per affermare se stessi imponendo la propria posizione come a dire: si deve fare così e per raggiungere questo obiettivo non pongo limiti alla mia volontà, gli altri sono avvisati di fare lo stesso, nessuno mi ponga limiti. La prontezza qui è deterrenza, un avvertimento che ricade direttamente sugli altri.

Ma c’è un’altra prontezza. Più riflessiva,

giovedì 13 dicembre 2018