martedì 3 novembre 2020

Il Signore ha chiamato don Celeste Dalle Donne

Dal racconto della passione che abbiamo ascoltato, sappiamo che prima di andare in croce il Signore Gesù ha voluto associare alcuni uomini alla sua missione in maniera singolare. Un uomo con una brocca d’acqua indicò agli apostoli il luogo dell’ultima cena. Essi prepararono la Pasqua e ne divennero per sempre i testimoni. Nessuno dei discepoli poteva in quel momento immaginare cosa questo avrebbe significato per il senso della sua vita e per quello di di tutta la storia umana.

Il Signore ci chiama e ci trasforma, o meglio ci conforma, alla sua figura, questo è il mistero dell’ordine sacerdotale. Ciò che è accaduto ai dodici apostoli costituisce il canone di ciò che accade sempre alla Chiesa. Il Signore ci chiama in passaggi di cui non comprendiamo subito il senso ma che dobbiamo seguire con fiducia considerato che a chiamarci è un Padre buono.

Invero, non sappiamo come il Signore abbia chiamato don Celeste nell’ultima ora

venerdì 9 ottobre 2020

Note sulle Note di viaggio vol. 2

E' uscito il secondo volume di "Note di viaggio" la raccolta di canzoni di Guccini interpretati da altri grandi. Noi tutti gucciniani fedeli e praticanti ce lo divoriamo ricolmi di giudizi e sospetti. Zucchero, Fiorella Mannoia, Mamhood e soci saranno riusciti a mettersi nei panni del maestrone di Pàvana? Certo che Mauro Pagani ha fatto davvero un gran lavoro!

Non lo so, non mi permetto. Non sono un critico di canzoni e di musica non capisco nulla. Certamente questo, forse più del primo è un vero tributo ad uno dei più grandi autori della Canzone italiana del Novecento, epoca per me irrimediabilmente chiusa. 

Zucchero nell'intervista dice che spesso negli Stati Uniti percorre km in macchina ascoltando Guccini perché con lui si sente a casa. Io ho la stessa sensazione. nel senso che spesso ascolto anche altri (e tanta radio) ma quando voglio tornare a casa faccio lo stesso. Ore e ore in macchina accompagnato dalla nostalgia di Guccini, dalla sua ironia, dalla sua capacità di lottare e di raccontare.

Guccini è un anarchico della grande tradizione italiana. L'anarchia insieme alla fede cattolica è la nostra più grande tradizione ideale, spesso si è comunicata in canzoni fin dai tempi di Pietro Gori. Anarchici capaci di dire il sentimento del nostro popolo di individualisti coltivatori del proprio orticello ma senza mai rinunciare ai grandi ideali, veri amanti della libertà, cultori dell'ironia contro ogni potere e ogni banalità. Io lo amo e non sapete quanto mi piacerebbe incontrarlo! Ma non per chiedergli dell'Avvelenata e di Dio è morto come fanno di solito gli intervistatori alla caccia di un po' di audience.

Guccini ha raggiunto in più di una canzone la capacità di dire le cose dell'uomo. Non per niente torna spesso sulle note e le parole della memoria. Quelle cose nelle quali ci si può ritrovare anche ad anni di distanza, anche appartenendo a generazioni differenti, anche senza essere emiliani (però io un po' appenninico lo sono). Grazie a Dio la vita dell'uomo è sempre quella, mutatis mutandis, per questo ha senso leggere Platone, Agostino, Tommaso, Shakespeare, Dostoevskij, Nietzsche, Tolkien e ascoltare Guccini. 

Anzi oso un po' di più. La canzone italiana è ciò che ha tenuto connesso il logos e l'eros che nelle altre discipline si sono spessi ahimé separati. Forse solo il grande cinema c'è riuscito alla stessa maniera, di sicuro con effetti meno popolari. Nelle canzoni la ragione ed il cuore sono provocati a dire quell'invisibile che ci possiede. Amore, nostalgia, dolore, rabbia, sarcasmo, comicità sono aspetti dell'animo umano che Guccini riesce a comunicare in una lingua accessibile a chi vuole ascoltare i testi. 

Solo una richiesta. Per favore non insegnatelo a scuola. No vi prego, non uccidete anche lui. Lasciate che lo si conosca in spiaggia o in auto con lo zio o il nonno. Non mettetelo in una antologia con le note e la parafrasi da fare sul quaderno. Lasciamo che tra qualche anno, quando tornerà il tempo del cabaret con molto vino e molte risa qualcuno lo riscopra e lo riproponga. Perchè prima o poi torneranno gli umoristi e riprenderemo a ridere come si faceva ai tempi dei Gufi o di Zelig.

Non so, bravi questi interpreti,però. Qualcuno non ha capito la canzone. qualcuno non conosce la capacità di tenere insieme nostalgia ed umorismo, dolcezza e sarcasmo, profondità e leggerezza però non è facile lo sappiamo. Speriamo che ne nasca qualcun altro...

domenica 12 aprile 2020

Un filo scoperto di affetto illuminato da mille riflettori


In questa solenne notte di veglia siamo qui tutti radunati attorno all’altare grazie ai mezzi di comunicazione. Ringraziamo la televisione, le connessioni via cavo, l’etere e il wifi per questa possibile connessione tra di noi. Siamo qui collegati dai fili invisibili della tecnologia. Ma ultimamente ancora di più collegati da un senso di dolore, di paura e di preoccupazione per il domani Come da tempo non provavamo.

Certo a molti resta il rammarico di non poter essere fisicamente in chiesa ma

venerdì 27 marzo 2020

L'esercizio spirituale migliore è sempre ascoltare il Papa

Meditazione di Papa Francesco
Roma, 27 Marzo 2020

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa.

giovedì 19 marzo 2020

Il nostro sguardo è subacqueo

O Luce Invisibile, noi Ti lodiamo!
Troppo splendente per la visione mortale.
O Luce Suprema, noi Ti lodiamo per la minore;
per la luce da oriente che tocca al mattino le guglie,
per la luce che a sera s’inclina a occidente sulle nostre porte,
per il tramonto sui piccoli stagni quando vola il pipistrello,
per la luce della luna e delle stelle, del gufo e della falena,
per la luce splendente della lucciola su un filo d’erba.
O Luce Invisibile, noi Ti adoriamo!

Ti ringraziamo per tutte le luci che abbiamo acceso,
per la luce dell’altare e del santuario;
per le piccole luci di coloro che a mezzanotte sono in meditazione
e per le luci dirette fra i vetri colorati delle finestre
e per la luce riflessa dalla pietra levigata,
dai legni intagliati e dorati, dall’affresco multicolore.
Il nostro sguardo è subacqueo, i nostri occhi guardano in alto
e vedono la luce frantumarsi fra le acque inquiete.
Vediamo la luce, ma non vediamo da dove giunge.

O Luce Invisibile, noi Ti glorifichiamo!


T. S. Eliot, i cori della Rocca, X