lunedì 7 marzo 2016

Il Cristo cubico, di S. Dalì


Cru­ci­fix­ion (Cor­pus Hyper­cubus), Sal­vador Dalí, 1954

La Cro­ci­fis­sione è senza dub­bio uno dei cap­ola­vori più impor­tanti di Dalì, che mette in risalto la figura di Cristo cro­ci­fisso sulla rete di un iper cubo, predili­gendo i temi dell’arte sacra e, con­tem­po­ranea­mente, avval­en­dosi della fasci­nazione enig­mat­ica di strut­ture geo­met­riche. Si tratta di una cro­ci­fis­sione intesa e vis­suta artis­ti­ca­mente al tempo della scienza mod­erna. La croce viene intesa come il pos­si­bile rif­lesso di un mondo in quat­tro dimen­sioni e sot­to­linea l’ inin­tel­li­gi­bile dis­tanza tra il nat­u­rale e il sopran­nat­u­rale. Dalí ha uti­liz­zato la sua teo­ria della “mist­ica nucleare”, una fusione di cat­to­lices­imo, matem­at­ica e scienza, per creare questa insolita inter­pre­tazione della cro­ci­fis­sione di Cristo. Dalì pro­pone un Cristo sano, atletico, che non pre­senta segni di tor­tura, privo della corona di spine e dei chiodi, tes­ti­mo­niando così il tri­onfo spir­i­tuale di Cristo sul male cor­poreo. Sono diversi gli ele­menti onirici di questo lavoro: una figura lev­i­tante, un vasto pae­sag­gio arido, e un pavi­mento a scacchiera.

Tratto da Looklateral.com

Nessun commento:

Posta un commento