venerdì 21 settembre 2018

Delpini: messaggio per le festa di apertura degli Oratori

1. Benedico l’inizio dell’anno oratoriano.

L’inizio dell’anno oratoriano è la “festa degli oratori”. Infatti è la festa della partenza: partire è festa perché c’è una meta da raggiungere, c’è una compagnia che condivide, c’è la fierezza di non stare fermi.
La meta da raggiungere, il traguardo desiderabile è la gioia di Dio, il suo Regno, la vita di Dio in noi. Si può anche chiamarla santità: quella vissuta da molti, come per esempio Papa Paolo VI, che è stato nostro Arcivescovo, don Francesco Spinelli, mons. Oscar Romero che Papa Francesco iscriverà tra i santi canonizzati nel mese di ottobre. Si mettono in cammino quelli che credono alla promessa di Dio: sanno che di Dio ci si può fidare. Non cercano la gloria, sanno che è solo fumo. Non cercano guadagni, sanno che per chi ha sete nessuna bevanda che si compri al mercato può bastare. Cercano la gioia e sanno che non ci sono mercanti di gioia. Perciò si mettono in cammino verso la terra promessa da Dio: Via così!

domenica 2 settembre 2018

Operazione nostalgia ma mica tanto

dopo un paio di mesi mi sento un po' in colpa a non aver pubblicato più nulla
scartabello il mio pozzo alla ricerca di qualcosa da condividere
e dato che inizia a finire la mia stagione nel fondo del secchio
raccolgo nostalgia e pezzi di sentimento in un esame di coscienza poco cattolico e semmai rapsodico
apro iutub e mi trovo davanti un pezzo commovente e divertente

venerdì 6 luglio 2018

Elogio della mamma del mio oratorio

Non è tanto nel mio stile ma vorrei comporre un elogio.
Elogio inaspettato, secondo quella teoria del Vanni, che
"nell'adolescenza un genitore
deve brillare per la sua assenza"
Anche una quasi rima fece il Vanni!

Elogio della mamma che disse:
"sono contenta e vi ringrazio perché martedì pioveva
ed avete lasciato giocare i ragazzi.

mercoledì 6 giugno 2018

Ambrogio: la baldanza e l'umiltà

L'umiltà non fa impressione vista nei vecchi, 
che, privi di forza, 
rotti dagli acciacchi, 
afflitti dai dolori, 
ansanti per difficoltà di respirazione, 
arsi dalle vampe delle preoccupazioni 
e rattristati dalla stessa noia di vivere 
si sono ormai scordati lo slancio della baldanza. 
È vero: l'umiltà è rara nei giovani 
e perciò desta ammirazione. 

lunedì 28 maggio 2018

L'omelia della festa del grazie


La festa del grazie che apre la festa popolare cade quest’anno nella solennita della SS. Trinità. Con questa celebrazione vogliamo dire grazie a Dio per un anno di catechesi e di vita oratoriana passati insieme. E la festa popolare invita l’Oratorio ad aprirsi e a rivolgersi a tutti. Posso così dedicarmi a parlare delle due passioni della mia vita: la Trinità e l’Oratorio. Non è esagerato dire che l’Oratorio nasce e riceve la sua missione dalla Trinità stessa.

1. La prima cosa che mi pare importante ricordare è che l'Oratorio è il più serio tentativo a Lecco centro di far sì che la fede cristiana diventi una vita. Qui c'è una scommessa esplicita: siamo i cristiani, se non siamo cristiani non abbiamo ragione di essere. Cristiani senza altre aggiunte. E’ molto diverso impegnarsi in Oratorio rispetto al fare il volontariato. Ogni gesto di generosità va sempre bene ma non serviva Gesù Cristo per generare il volontariato. Spesso in oratorio ce ne si dimentica e facciamo come se fossimo una associazione o una cooperativa. No noi siamo la Chiesa.
E ciò che più ci tiene agganciati a Cristo è proprio la celebrazione dell'Eucarestia.

martedì 22 maggio 2018

Nel mattino del suo splendore originale

E’ mezzogiorno. Vedo la chiesa aperta. Bisogna entrare.
Madre di Gesù Cristo, non vengo a pregare.
Non ho niente da offrire e niente da domandare.

Vengo solamente, Madre, a vederti.
Vederti, piangere di felicità, sapere questo
Che sono tuo figlio e tu sei qui.

giovedì 26 aprile 2018

Quel giorno d'aprile di F. Guccini - 2012

Non resisto alla tentazione di pubblicare questa canzone. L'Italia ha quasi sempre avuto dei poeti ufficiali: Carducci, Pascoli, Montale... ed ora? Uno c'è ma non fa il poeta: è un cantautore. Inutile negare che i cantautori italiani degli ultimi 70 anni abbiano soppiantato la funzione sociale della poesia. Ormai i loro testi si studiano a scuola (non senza molti rischi). A loro abbiamo affidato il genio della narrazione comune. Li cantiamo insieme sottotono o a squarciagola sotto la doccia, in macchina e insieme quando vogliamo essere uniti. Ne impariamo a memoria le strofe e chi ha il dono di suonare la chitarra ricercando gli accordi come magie per riprodurre quelle sensazioni.

Il mio preferito è (e credo rimarrà) Francesco Guccini.
Mi ha entusiasmato per la sua portata di critica sociale, mi ha fatto sbellicare con la sua ironia da comico di balèra, mi ha commosso con canzoni d'amore che ho impiegato molti anni a capire, mi ha affascinato nella capacità unica di descrivere la vita così com'è e lo ringrazierò per sempre per non essere morto sul palco ed essersi ritirato per anzianità come pochi sanno fare. Lo sento come un parente. Sarà che anche io ho origini appenniniche.