Non resisto alla tentazione di pubblicare questa canzone. L'Italia ha quasi sempre avuto dei poeti ufficiali: Carducci, Pascoli, Montale... ed ora? Uno c'è ma non fa il poeta: è un cantautore. Inutile negare che i cantautori italiani degli ultimi 70 anni abbiano soppiantato la funzione sociale della poesia. Ormai i loro testi si studiano a scuola (non senza molti rischi). A loro abbiamo affidato il genio della narrazione comune. Li cantiamo insieme sottotono o a squarciagola sotto la doccia, in macchina e insieme quando vogliamo essere uniti. Ne impariamo a memoria le strofe e chi ha il dono di suonare la chitarra ricercando gli accordi come magie per riprodurre quelle sensazioni.
Il mio preferito è (e credo rimarrà) Francesco Guccini. Mi ha entusiasmato per la sua portata di critica sociale, mi ha fatto sbellicare con la sua ironia da comico di balèra, mi ha commosso con canzoni d'amore che ho impiegato molti anni a capire, mi ha affascinato nella capacità unica di descrivere la vita così com'è e lo ringrazierò per sempre per non essere morto sul palco ed essersi ritirato per anzianità come pochi sanno fare. Lo sento come un parente. Sarà che anche io ho origini appenniniche.
se in Enoch sei stato rapito al cielo?
Se in Elia sei stato innalzato col cocchio?
Se in Paolo sei stato rapito al Paradiso e posto a vivere nel cielo?
Se in Davide sei stato esaudito e ld hai preso le ali della colomba ed hai volato?
Se in Cristo sei stato sollevato fatto uccello nello Spirito?
Quando lo Spirito è disceso sotto forma di colomba
ti ha dato le sue ali perché imparassi a volartene via dalla terra.
Una stupenda giornata di dialogo tra il Papa ed i giovani mostra come Francesco sia davvero un guida solida e competente da cui c'è molto da imparare. Basta dire che il Papa parla in maniera diretta e per slogan, qui il pensiero è pieno, ricco, simpatico e complesso: da studiare!
dF
Si aggira anche in oratorio l'anaffettivo globale. Sguardo fisso al cellulare, cappellino sotto il cappuccio della felpa da cui spunta un cavetto bianco, già prima dei dieci anni se ne sbatte. La nonna lo rincorre ingoiando il senso di colpa, la mamma lo scusa e si china a raccoglier la cartaccia. Al giovane prete che gli chiede di sputare la cicca non da ascolto certo che al massimo gli sorriderà chiedendogli: ti sembra corretto? Non poteva essere diversamente.
All’alba del IV secolo l’Impero romano era confuso e travagliato da cruente lotte interne, asserragliato nei propri confini mentre orde di barbari lo assediavano da ogni lato, attratti dalla ricchezza come avvoltoi dall’odore del sangue. La fase tetrarchica e il lungo impero costantiniano avevano restituito stabilità e potenza, ma per ogni problema che veniva risolto se ne aprivano di nuovi, a volte più virulenti di quelli appena risolti. Ad esempio il famoso editto di Milano del 313, emanato proprio da Costantino, aveva sì messo fine alle persecuzioni anticristiane che avevano sconvolto le province imperiali nei decenni precedenti, ma aveva anche problematizzato la situazione religiosa dello Stato. Il cristianesimo doveva ora rapportarsi in modo diverso non solo all’Impero che lo riconosceva come lecito, ma anche alle altre religioni che, agli occhi del potere romano, detenevano il suo stesso status. E, come spesso accade
Davide Van de Sfroos non fa parte della schiera dei cantautori "storici" ha radici diverse ed è emerso all'onore delle cronache solo dopo il 2000. La sua produzione sconta anche la difficoltà di essere in gran parte dialettale e quindi non accessibile a tutti gli italiani attenti ai testi. Non è stato il primo in questo campo ma forse ne è uno dei massimi esponenti.
La canzone che segue inoltre affronta una molteplice difficoltà linguistica, raccontare in dialetto una tragedia accaduta negli Stati uniti e precisamente a New Orleans città di fondazione francese diventata musicalmente importante grazie agli immigrati di origine africana. Inglese, francese e ritmi jazz e soul africani raccontati in dialetto lombardo o meglio laghèe, vero meticciato.
Si tratta di una canzone d'amore sì ma una storia privata che si inserisce nella tragedia dell'uragano Katrina che nel 2005 ha distrutto la città. A favore dei non lombardi ci sarebbe da fare una sorta di traduzione ma sarei ridondante, se qualcuno ha domande le faccia. Ecco il testo:
Seet vegnuda granda giò in paluud, insèma ai cucudrill e al tò fredèll, mi hai detto che tuo padre ha tre fucili, ma urmai g'ho un coer de trenta chili e podi anca fàss sparà....